Ecco l’intervista rilasciata dal nostro Presidente Paolo Pagliaro sulla Gazzetta di oggi 17 luglio 2024
Parliamo della riforma sull’autonomia differenziata. Lei è favorevole o contrario?
“Da autonomista ho sempre sostenuto che i territori – e quindi l’istituzione primaria dei territori che sono le Regioni – debbano essere artefici del proprio futuro. Ma questo richiede gli strumenti operativi giusti, e credo che la riforma Calderoli vada in questa direzione. È una legge quadro, un punto di partenza che traccia un solco, ma è chiaro che la definizione dei Lep (i livelli essenziali delle prestazioni) diventa il nodo cruciale”.
C’è chi dice che questa legge l’ha voluta per primo il centrosinistra, con la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001. Condivide quest’analisi?
“Ovviamente sì, ce lo dice la storia. La riforma del Titolo V fu approvata durante il secondo governo Amato, sostenuto da una maggioranza di centrosinistra. E quindi le levate di scudi di quella parte politica, oggi, sono evidentemente strumentali”.
Il Titolo V riformato nel 2001 afferma il principio di sussidiarietà verticale tra Stato e Regioni, che dovrebbe dare ai cittadini maggiore controllo sulla spesa delle risorse incamerate con i tributi. Ritiene che tale principio sia ben applicato attualmente?
“Qui entriamo in un terreno che il mio Movimento contesta da sempre: la disomogeneità delle attuali Regioni. La Lombardia ha 10 milioni di abitanti, la Valle D’Aosta appena 125mila. Il Molise conta 300mila abitanti, la Puglia quasi 4 milioni su una superficie di 19mila chilometri quadrati che comprende tre aree distanti e distinte fra loro: Salento, Terra di Bari e Daunia. Una fusione a freddo… Noi siamo convinti che si debba riorganizzare la geografia politica, sulla linea ispiratrice di Carlo Cattaneo: uno stato federale, liberista e laico. La nostra idea di riordino territoriale neo regionalista è stata elaborata in uno studio con la Società Geografica Italiana, che mette al centro le Regioni, omogenee e di dimensioni ottimali, eliminando la selva di enti e istituzioni inutili, funzionali solo a moltiplicare poltrone e burocrazia”.
L’autonomia differenziata, per come è stata pensata, darebbe davvero maggiori poteri alle Regioni?
“La centralizzazione progressiva dei poteri ha tradito lo spirito costituzionale che ha istituito le Regioni, pensate come soggetti autonomi per bilanciare il potere centrale con quello locale. L’autonomia differenziata può rappresentare un’opportunità per colmare il divario con le Regioni finora più avvantaggiate, recuperando risorse aggiuntive da destinare a servizi essenziali come istruzione, sanità, previdenza e mobilità. Ma bisogna applicare il federalismo fiscale funzionale, per garantire che i tributi locali siano pagati dove si produce reddito, e non dove ha sede legale l’impresa. Questo favorirebbe il Sud”.
Diversi sindaci hanno fatto appelli e pressioni alle Regioni per impugnare la legge sull’autonomia differenziata dinanzi alla Corte Costituzionale. Cosa ne pensa?
“Credo che sia sbagliato. Se impostata bene, questa riforma può essere positiva per tutti. Ma è fondamentale che si lavori senza preconcetti e contrapposizioni ideologiche, non limitandosi a demolire ma proponendo soluzioni alle criticità e ai rischi che si percepiscono”.
I Lep: danneggeranno le Regioni del Sud o metteranno tutte le Regioni sullo stesso livello?
“I livelli essenziali delle prestazioni sono la chiave per risolvere il problema delle disuguaglianze territoriali, perché garantendo servizi fondamentali in modo uniforme in tutto Paese e applicando anche il federalismo fiscale funzionale, il divario Nord-Sud potrebbe essere colmato. Condizioni uguali per tutti: questo si chiede a questa riforma. Da meridionali e meridionalisti, vigileremo costantemente e siamo pronti a dare battaglia in ogni sede, se si dovesse andare in direzione diversa”.
L’autonomia differenziata non rischia di acuire il divario fra Regioni, soprattutto nella erogazione di servizi essenziali come la sanità?
“Per come è gestita oggi, la sanità è una catastrofe. La Puglia ne è un esempio drammatico, con tutti i suoi sprechi: nel 2023 la spesa per le protesi è stata sforata per 173 milioni di euro rispetto a quella dell’anno precedente. Solo per fare un esempio, una protesi al ginocchio veniva pagata dalla Regione Puglia 575 euro, a fronte del costo medio nazionale di 182 euro. Sprechi inimmaginabili nelle Regioni del Nord, accorte e rigorose, e dalle quali dovremmo prendere esempio. Sempre nel 2023, la Regione Puglia ha registrato uno sbilanciamento per la mobilità passiva pari a 131,4 milioni di euro, e i limiti di spesa per l’acquisto diretto dei medicinali sono stati sforati di oltre 200 milioni di euro. Una gestione fuori controllo che rischia di portare al collasso la sanità pubblica regionale. Ma gli sprechi non si limitano alla sanità, e tante volte li abbiamo denunciati: società partecipate e agenzie regionali come pozzi senza fondo, poltrone, incarichi e consulenze a pioggia, una montagna di debiti fuori bilancio, fondi europei non spesi… Ben venga dunque l’autonomia, se può servire a rafforzare il senso di responsabilità sugli amministratori regionali, ad inchiodarli alle loro inefficienze senza poterle più scaricare sul Governo centrale, come avviene oggi”.
A conti fatti, qual è il vero scopo dell’autonomia differenziata?
“L’intento giusto dell’autonomia differenziata è valorizzare le potenzialità di tutti i territori. La sussidiarietà è un principio fondamentale nella nostra Costituzione e, nel quadro di un’Europa federale delle Regioni, è giusto che i singoli territori siano fabbri del proprio destino. Ad esempio, è giusto che decidano se e dove insediare impianti eolici e fotovoltaici. Ma soprattutto, è giusto che ogni territorio abbia medesime infrastrutture, stessi servizi di trasporto, stesse possibilità di studio e formazione. Che decida sulla gestione di ambiente e risorse naturali. Guardiamo il Salento: se fosse stato Regione, l’autostrada e l’alta velocità ferroviaria sarebbero arrivate fino a Lecce, e saremmo liberi di opporci alla colonizzazione delle multinazionali delle energie green che stanno sfregiando il nostro paesaggio. La centralizzazione non va bene, serve l’autonomia per poter decidere del proprio futuro. Un esempio? La mia legge sul fermo pesca dei ricci di mare, che nel Salento e in Puglia sono ormai a rischio estinzione. Sacrosanto, quindi, decidere in autonomia di preservare questa specie. Un principio sancito dalla Corte Costituzionale a febbraio scorso, che ci ha dato ragione nel ricorso all’impugnativa del Governo. L’aspetto più importante dell’autonomia differenziata è proprio questo: la libertà di autodeterminazione. Il Governo centrale dà indicazioni e linee guida, ma alla Regione viene data facoltà di stabilire modi e tempi di attuazione, di cucire sulle proprie esigenze provvedimenti di carattere generale che hanno ricadute diverse da Nord a Sud”.

